PORTA SAN MARCO

Si narra che :

 

 

L’architetto Carlo Reishammer progettò le Barriere della nuova cinta doganale e tra queste la splendida Porta San Marco, proprio di fianco alla nuova stazione Leopolda. La porta fu fatta in sostituzione dell'altra omonima che chiudeva la vecchia cinta in prossimità della chiesa di S. Caterina.

Bianca del marmo di Carrara e sovrastata da un grande leone alato opera dello scultore fiorentino Nencini. Le parti in metallo provenienti dalle fonderie di Follonica, sono la prima esperienza di “volta” in ghisa. Venne ultimata nel 1840.

Ed a proposito di porta San Marco credo sia doveroso accennare agli eventi che l’hanno resa tristemente celebre a Livorno.

Da Curtatone e Montanara sempre, volontari livornesi hanno combattuto le battaglie contro l’invasore austriaco e contro il governo del granduca Leopoldo II° quel “Canapone” che spesso compare in questi scritti, il quale per evitare che continuassero i disordini e le manifeste contestazioni a Lui rivolte, decise di inviare in Città quale commissario straordinario con pieni poteri il colonnello Leonetto Cipriani con 1500 soldati tra fanti e cavalieri.

Ma il 2 Settembre ’48 ci fu una nuova insurrezione popolare che dopo furibondi scontri indusse il Cipriani a riparare sulla nave “Giglio” in partenza dal porto e le poche truppe rimaste a rifugiarsi dentro il Forte S. Bernardo o di Porta Murata. Qualcuno di Voi certo conoscerà la canzone “La Tirolese” al Cipriani dedicata (cavallo di battaglia di stornellatori come T. Andrei e A. Bagnoli). Gli eventi si accavallarono e precipitarono sempre più fino al 5 Maggio del ’49 quando a Pisa giunse un vero e proprio esercito forte di circa 15000 uomini tra Austriaci e Modenesi con 60 cannoni comandati dal generale barone Costantino D’Aspre. Determinato a calpestare Livorno e reprimere nel sangue i moti di liberazione.

La guardia Civica, i volontari, tutti presero posizione, chi ai Lupi, chi a Torretta o a Porta S. Marco, in Fortezza Vecchia ed al Marzocco e chi ai due cannoni di Forte S. Pietro. Il Marzocco fu fatto tacere da una nave da guerra Inglese che minacciò di bombardare la Torre se da lì si fosse sparato. Intanto la mattina del 10 Maggio 1849 gli Austriaci iniziarono un importante cannoneggiamento sulla Città, dividendo le truppe in 5 raggruppamenti per assediare così altrettante Porte. Intanto si resisteva a P. San Marco col Bartelloni, ai Lupi con Sgarallino ed il Piva che presto ripiegarono su Barriera Fiorentina ed a F. San Pietro. Ma gli aggressori sfondavano da ogni parte, le Loro forze erano soverchianti e ben presto tutte le posizioni a difesa vennero abbandonate e dopo la breccia di S. Marco si improvvisarono barricate per le strade con Sgarallino ed i suoi “bersaglieri della morte” ed il Bartelloni coi suoi dal campanile della chiesa di S. Giuseppe (in p.zza 2 Giugno) tirava scariche di fucileria. Gli scontri cessarono con il calar della notte per riprendere al mattino seguente verso le 6,30. molti Livornesi vista l’inutilità a resistere, approfittando delle tenebre avevano fatto perdere le proprie tracce.

Cedeva Porta a Mare (odierna p.zza L. Orlando) e Porta Maremmana. Anche il Piva si ritirava da B. Fiorentina.

Gli Austriaci entravano da ogni parte trucidando chiunque si trovasse in giro. Il Piva, Sgarallino ed altri patrioti fuggirono su naviglio straniero dove il comandante della difesa di Livorno Guarducci preso dallo sgomento tentò di togliersi la vita, mentre le ultime scaramucce a colpi di fucile si ebbero da una soffitta dietro il Duomo nel disperato tentativo di riaccendere gli animi e riprendere l’insurrezione, ma ottennero solo un inasprimento della repressione. A San Jacopo intanto vennero fucilati 8 popolani inermi i cui resti sono sepolti al cimitero dei Lupi nel viale monumentale.

lapidi ai caduti della difesa di livorno del 1849

La sera del 14 Maggio ad una sentinella che gli aveva intimato l’alt, rispose sprezzante Enrico Bartelloni bottaio Livornese soprannominato il “gatto”. Condotto di fronte al D’Aspre gli rigettò tutto il Suo disprezzo e l’orgoglio di Livornese e patriota. La condanna a morte fu eseguita la sera stessa alle 19,00 dentro la Fortezza Vecchia. Chi potè assistere raccontò di un grido: “Viva l’Italia” prima che il plotone d’esecuzione gli lacerasse la fronte ed il petto.

Gli Austriaci rimasero altri 5 anni a Livorno con una guarnigione di 4000 uomini al comando del generale Francesco Filliot, vero e proprio aguzzino e tiranno, furono anni duri per la Città e la sua gente.

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