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Monumento a Ferdinando I° de Medici detto dei “4 Mori” |
Si narra che:
Il
Gran Duca Ferdinando I° era ad attenderlo sulla banchina con tutto il popolo
plaudente. Da tempo cercava dei pirati da prendere a modello e porre ai piedi
del suo monumento, già pronto tra l’altro dal 1595 (opera di Giovanni Bandini)
e trasportato a Livorno nel 1601.
Tra
gli schiavi o prigionieri destarono interesse tali Morgiano (“turco” di Algeri)
ed Alì Salettino coi due figli e questi furono scelti.
Ferdinando
I° moriva nel 1609 senza vedere completato il Suo “trionfo”.
Il
29 Maggio 1617 il marmo che lo ritraeva veniva posto sull’odierno piedistallo.
Nel 1623 i primi due bronzi fusi a Firenze nell’officina di borgo Pinti e
trasportatei su delle chiatte a Livorno lungo l’Arno erano posti ad altrettanti
angoli.
Infine
il 18 Aprile 1626 i secondi due, alla presenza di Ferdinando II° (nipote del
primo) e della Gran Duchessa Vittoria della Rovere. I 4 Mori così detti dal
popolo forse anche per il colore stesso del bronzo, dato che trascorsi ormai
vent’anni, probabilmente non erano più gli stessi 4 allora prescelti, sono una
mirabile opera di Pietro Tacca nato a Carrara il 16 Settembre 1577.
Nel
1592 divenne allievo del “Giambologna”, artista alla Corte Medicea.
Pietro
Tacca presenzia alla cerimonia di inaugurazione del monumento, come riportano
affreschi e dipinti ritraenti la giornata. Lo stesso Artista tra il 1639 ed il
1641 allestisce le due fontane con mostri marini, purtroppo mai giunte a
Livorno, ne possiamo ammirare le copie in piazza Colonnella.
Tra
l’altro il Tacca, che da allievo del Giambologna era stato l’assistente per l’allestimento
del monumento a Enrico IV a Parigi, rimasto distrutto durante la rivoluzione
francese, ne prese spunto per l’idea, cioè il motivo coreografico del monumento
ai 4 mori di Livorno.
Nel
1799 durante l’occupazione delle truppe Napoleoniche, il Comandante la “piazza”
generale Miollis fece trafugare da sotto i piedi di Ferdinando vessilli ed armi
barbaresche in bronzo e che oggi si trovano al museo del Louvre di Parigi.
Augusto Vittorio Vecchi, scrittore ottocentesco di “cose di mare” fornisce uno studio tutto personale sulle etnie dei quattro rappresentati in bronzo che chiaramente non possono essere i prescelti sopra citati perché il Tacca li ha scolpiti venti anni dopo.
I due con i baffi (per capire) sono identificati come “Bonavoglia”, rematori sulle galere per scelta o per ripianare debiti di varia natura. Il più giovane viene identificato come un asiatico o comunque un orientale, l’ultimo è indubbiamente un nero Africano e probabilmente già schiavo rematore sulle navi dei pirati. Da questa analisi, se corretta, si può evincere che nessuno dei quattro “mori” sia veramente un moro di origine turca o nord-africana.
Nel
1888 l’intero monumento viene arretrato (spostato) fin dove lo ammiriamo oggi,
il tutto tra disordini popolari.
Nel
1945 durante il periodo bellico i “mori” furono nascosti…prima al Cisternino
(località subito fuori Livorno) poi in una villa Medicea di Poggio a Caiano,
vicino Firenze. Tornarono al proprio posto il 9 Settembre del 1950
Questo
pregevole complesso monumentale, tanto caro a noi livornesi, non deve essere
considerato erroneamente un inno al razzismo ed alla schiavitù, era
semplicemente il sogno di grandezza ed il monito minaccioso del Granduca di
Toscana ai pirati intenzionati ad attaccare le navi con il vessillo di Santo
Stefano.