Monumento a Ferdinando I° de Medici

detto dei “4 Mori”

 

 

 


 

Si narra che:

 

 

Era l’anno 1602 e Jacopo Inghirami, (marchese Volterrano) ammiraglio delle galere Stefaniane, di ritorno da una incursione nel mar Egeo, sbarcava all’attuale Darsena Vecchia (quella dei pescherecci) con 432 tra prigionieri e schiavi in catene.

Il Gran Duca Ferdinando I° era ad attenderlo sulla banchina con tutto il popolo plaudente. Da tempo cercava dei pirati da prendere a modello e porre ai piedi del suo monumento, già pronto tra l’altro dal 1595 (opera di Giovanni Bandini) e trasportato a Livorno nel 1601.

Tra gli schiavi o prigionieri destarono interesse tali Morgiano (“turco” di Algeri) ed Alì Salettino coi due figli e questi furono scelti.

Ferdinando I° moriva nel 1609 senza vedere completato il Suo “trionfo”.

Il 29 Maggio 1617 il marmo che lo ritraeva veniva posto sull’odierno piedistallo. Nel 1623 i primi due bronzi fusi a Firenze nell’officina di borgo Pinti e trasportatei su delle chiatte a Livorno lungo l’Arno erano posti ad altrettanti angoli.

Infine il 18 Aprile 1626 i secondi due, alla presenza di Ferdinando II° (nipote del primo) e della Gran Duchessa Vittoria della Rovere. I 4 Mori così detti dal popolo forse anche per il colore stesso del bronzo, dato che trascorsi ormai vent’anni, probabilmente non erano più gli stessi 4 allora prescelti, sono una mirabile opera di Pietro Tacca nato a Carrara il 16 Settembre 1577.

Nel 1592 divenne allievo del “Giambologna”, artista alla Corte Medicea.

Pietro Tacca presenzia alla cerimonia di inaugurazione del monumento, come riportano affreschi e dipinti ritraenti la giornata. Lo stesso Artista tra il 1639 ed il 1641 allestisce le due fontane con mostri marini, purtroppo mai giunte a Livorno, ne possiamo ammirare le copie in piazza Colonnella.

Tra l’altro il Tacca, che da allievo del Giambologna era stato l’assistente per l’allestimento del monumento a Enrico IV a Parigi, rimasto distrutto durante la rivoluzione francese, ne prese spunto per l’idea, cioè il motivo coreografico del monumento ai 4 mori di Livorno.

Nel 1799 durante l’occupazione delle truppe Napoleoniche, il Comandante la “piazza” generale Miollis fece trafugare da sotto i piedi di Ferdinando vessilli ed armi barbaresche in bronzo e che oggi si trovano al museo del Louvre di Parigi.

Augusto Vittorio Vecchi, scrittore ottocentesco di “cose di mare” fornisce uno studio tutto personale sulle etnie dei quattro rappresentati in bronzo che chiaramente non possono essere i prescelti sopra citati perché il Tacca li ha scolpiti venti anni dopo.

I due con i baffi (per capire) sono identificati come “Bonavoglia”, rematori sulle galere per scelta o per ripianare debiti di varia natura. Il più giovane viene identificato come un asiatico o comunque un orientale, l’ultimo è indubbiamente un nero Africano e probabilmente già schiavo rematore sulle navi dei pirati. Da questa analisi, se corretta, si può evincere che nessuno dei quattro “mori” sia veramente un moro di origine turca o nord-africana.

Nel 1888 l’intero monumento viene arretrato (spostato) fin dove lo ammiriamo oggi, il tutto tra disordini popolari.

Nel 1945 durante il periodo bellico i “mori” furono nascosti…prima al Cisternino (località subito fuori Livorno) poi in una villa Medicea di Poggio a Caiano, vicino Firenze. Tornarono al proprio posto il 9 Settembre del 1950

Questo pregevole complesso monumentale, tanto caro a noi livornesi, non deve essere considerato erroneamente un inno al razzismo ed alla schiavitù, era semplicemente il sogno di grandezza ed il monito minaccioso del Granduca di Toscana ai pirati intenzionati ad attaccare le navi con il vessillo di Santo Stefano.

 

 

 

 

 

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