JACOPO INGHIRAMI v   

 

lapide nel duomo di Volterra

 

porta attuale museo arte sacra a Volterra con iscrizione del 1623 riferita ad Jacopo Inghirami

 

A destra a Volterra Palazzo Inghirami Ingresso principale con busto di Jacopo

    Jacopo Inghirami (1565-1624) fu probabilmente il migliore senz'altro il più famoso ammiraglio che si ricordi della Marina Stefaniana.
Nato da una antica nobile casata di riconosciuto prestigio a Volterra (Pisa), si arruolò all'Ordine all'età di sedici anni. Fin da piccolo il suo sogno era quello di diventare un famoso condottiero che sfidava i mari e combatteva con eroico coraggio pirati e corsari ed ambiva entrare nel sacro e militare ordine di S. Stefano creato dal Granduca Cosimo I . Rimasto orfano di entrambi i genitori a 17 anni chiese ed ottenne di entrare alla scuola per cavalieri, superando le prove di ammissione e presentando tutte le certificazioni richieste per giustificare i propri quattro quarti di nobiltà, oltre che dimostrare il possesso di un patrimonio sufficiente da permettersi un tenore di vita consono al titolo al quale aspirava. Frequentò quindi il corso triennale di addestramento che si svolgeva presso il Palazzo della Carovana di Pisa, dove seguiva lezioni quotidiane di storia , geografia, cosmografia, matematica, geometria, nautica, tiro a segno, strategia navale e terrestre, esercizio fisico di ogni tipo (scherma, nuoto, balestra). e assisteva alle funzioni religiose che si svolgevano nella Chiesa dell'Ordine.

Dopo tre anni alloggiati in una cameretta del palazzo, ottenne l'ambito titolo di cavaliere, dando inizio ad una carriera di alto livello.l volterrano iniziò subito a navigare sulle galere, dove seppe dar prova di grande abilità e valore, fino ad assumere nel 1590 il suo primo comando di uno di questi legni, seppure interinalmente.

Le tappe della carriera di questo cavaliere furono contrassegnate da molti successi, ma anche da qualche sconfitta, e da imprese particolarmente avventurose che segnarono un cambio della politica militare toscana all'insegna di una maggior espansione e temerarietà nei confronti dell'Impero Ottomano.

Prestò persino servizio in Francia, durante le guerre di religione alla fine del XVI secolo, ma ciò che più interessa è la sua attività operativa a bordo delle galere dell'Ordine, che si esplicò non solo in azioni belliche contro turchi e pirati barbareschi, ma anche in missioni di carattere diplomatico, come accadde nell'autunno del 1600, quando ebbe l'onore di comandare la nave "capitana" che scortava a Marsiglia la nuova regina di Francia Maria de' Medici.

Lo ritroviamo infatti al comando della flotta stefaniana col titolo prestigioso di ammiraglio e la sua esperienza marinara e bellica permisero all'Ordine di raggiungere gli apici della gloria. Dal 1618, lasciato momentaneamente il come ammiraglio delle galere granducali e sappiamo che nel 1602 di ritorno da una incursione nel mare Egeo sbarca a Livorno con 432 prigionieri e schiavi moreschi.    

Nel 1603 nella battaglia delle bocche di Bonifacio le galere di Santo Stefano al comando del valoroso ammiraglio sconfiggono il terrore del mediterraneo "Amurat Rais”, facendo molti prigionieri.     

Nell’aprile del 1605 partono al suo comando le galere inviate alla conquista della fortezza di Protesa sul golfo d’Arta e nello stesso anno le galere al suo comando distruggono la città fortificata di Nicopoli.

Ancora nello stesso anno in varie scorrerie nel levante, nell’Anatolia e nell’Algeria l’Inghirami fa numerose prede conquistando quattrocento schiavi e trenta pezzi di artiglieria .

In una di queste occasioni si dice siano stati portati a Livorno gli schiavi mori presi a modello per il monumento a Ferdinando I detto dei 4 mori.

Nel 1607 conquistò Bona, ciò che gli valse gloria in tutta la cristianità e nel 1616 battè in battaglia campale le galee del bey di Rodi.

Lasciato temporaneamente il mare venne nominato governatore della giustizia del presidio, della città e del porto di Livorno, da dove continuò comunque ad occuparsi dell'impiego delle unità di S.Stefano, che a Livorno avevano la loro base principale. Il comando della flotta venne poi nuovamente assunto da Iacopo dal 1621, quando fu nominato "generale" della squadra rossocrociata, così chiamata per la bandiera con la croce rossa a otto punte, vessillo dell'Ordine.
Il contributo di questo personaggio è significativo non solo per la fama delle sue gesta, ma soprattutto per aver dato un apporto significativo al progresso tecnico della Marina toscana, favorendo un maggior utilizzo delle navi a vela, e in particolare dei bretoni, particolarmente adatti sul piano operativo per impieghi invernali nel Mediterraneo e nel Levante.

 L'Inghirami morì a Volterra nel 1623 Una lapide nel duomo della città lo ricorda, ed un busto sull'architrave della porta del palazzo di famiglia lo raffigura.

 

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