Il conte Ugolino della Gherardesca

Ugolino della Gheradesca era una delle personalità politiche di primo piano nella Toscana del XIII secolo.
            Nato a Pisa verso il 1220 da antica e nobile famiglia, Ugolino, conte di Donoratico, era per tradizione familiare di parte ghibellina, ma, ancora per ragioni familiari, passò su posizioni guelfe, alleandosi con il genero Giovanni Visconti contro il comune nemico costituto dalla ghibellina Genova.

Nel 1252 è vicario di Sardegna per conto del re Enzo di Svevia

Negli anni 1281/82 fa costruire in località Salviano un’altra torre di difesa e per primo nella storia livornese promuove nuovi statuti e leggi che favoriscono il ripopolamento di Livorno concedendo dimore, immunità e franchigie ai nuovi abitanti.  Un altra torre viene poi fatta erigere in località castellaccio, principalmente a scopo di vedetta, considerata la posizione.

  Ugolino ottenne dapprima alcuni successi militari, Il 18 aprile 1284 è eletto Podestà di Pisa, ma il 6 agosto del 1284 pecca di presunzione e confidando in una facile vittoria dovuta alla supposta superiorità numerica, i pisani, attaccano la flotta genovese comandata da Oberto Doria e Benedetto Zaccaria al largo della meloria

I pisani, ingannati dal numero iniziale, si trovano poi contro forze navali numericamente il doppio delle proprie, (144 galee contro 66) perché i genovesi hanno nascosto dietro il promontorio di romito una seconda flotta e subiscono quindi una dura disfatta. Anche il comandante supremo viene ferito e catturato 

Una manovra sospetta delle navi di Ugolino, che poteva sembrare un abbandono delle acque dello scontro, gli procurò l'accusa di tradimento. (Ugolino spostò le navi al suo comando a bloccare la bocca d'arno)

Sicuro di riconquistare il suo preminente ruolo politico, Ugolino tentò di ristabilire l'accordo con il partito ghibellino, e  nonostante l'accusa, fu confermato podestà e nel 1286 nominato capitano del popolo di Pisa Ugolino fu nominato capitano del popolo e in collaborazione con il nipote Nino Visconti , avviò un programma di riforme a vantaggio soprattutto dei ceti meno privilegiati, non intaccando tuttavia l'indirizzo prettamente ghibellino della politica pisana.

Incrinatosi l'accordo con il nipote, Ugolino non reagì quando l'arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini, capo del partito nobiliare e ghibellino, riuscì nel 1288 a scacciare Nino da Pisa, relegandolo nei suoi possedimenti in Sardegna.

Uolino restò al potere fino al successivo 1 luglio 1288, quando l'arcivescovo, che era inoltre capo della fazione ghibellina, autoproclamatosi podestà, lo fece arrestare e dopo degli scontri armati, rinchiudere con i figli ed i nipoti nella torre dei Gualandi dove nel marzo del 1289 dette ordine ai guardiani di gettare la chiave in Arno e di lasciare a morire di fame gli occuppanti.

 

 

Dopo la morte i loro resti furono posti nel chiostro della chiesa di S. Francesco fino al 1902 quando furono traslati nella cappella dei conti della Gherardesca.
            La torre, che sorgeva in P.zza di Cavalieri, veniva utilizzata per lasciarvi le aquile nel periodo della muta delle penne ed anche come prigione comunale, dopo la morte di Ugolino fu chiamata "Torre della Fame".

             L’avvenimento viene ripreso da Dante Alighieriventi anni dopo nella sua “Commedia”

("Poscia più che 'l dolor, potè 'l digiuno" Inf. XXXIII, 75).

 

Faziosamente, di ideologie guelfe, Dante inserisce nella sua opera Ugolino tra i traditori; ma considerando che la condanna avvenne solo dopo 5 anni, nei quali Ugolino ricoprì alte cariche nel governo pisano, si presume che Il tradimento sia stata solo una scusante politica dell'arcivescovo per disfarsi di un elemento politicamente scomodo, e che probabilmente alla meloria, visto persa ogni speranza aveva solo voluto proteggere la città da una possibile invasione nemica.

 

Per quanto riguarda la leggenda del cannibalismo avvenuto tra il conte e la sua progenie un'analisi dei corpi avvenuta nel 2002 esclude consumo di carne nelle settimane antecedenti il decesso, evidenziando l'inedia di cui i corpi hanno sofferto prima della morte. (tra l'altro il conte era molto anziano ee è molto improbabile che sia sopravvissuto ai figli e nipoti molto più giovani di lui. Da ciò si deduce che l'ambiguità dei versi espressi da Dante significassero solo che la mancanza di cibo aveva dato il colpo di grazia ai corpi già provati dal dolore.

Dante all'inferno osserva Ugolino che rode il cranio dell'arcivescovo Ruggeri che lo fece condannare Ugolino nella torre dei Gualandi

 

        

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